SEI IN > VIVERE PORDENONE > ATTUALITA'
comunicato stampa

La polizia di Pordenone ricorda il Questore di Fiume Giovanni Palatucci

2' di lettura
6

Nella mattinata di oggi sabato 10 febbraio nel Parco “San Valentino” di Pordenone, si è svolta la commemorazione di Giovanni Palatucci, Questore di Fiume, “Medaglia d’Oro al Merito Civile” e riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” per onorare il suo sacrificio per aver salvato dal genocidio migliaia di ebrei stranieri ed italiani.

La cerimonia si è svolta presso il centrale Parco "San Valentino, luogo in cui il 9 febbraio 2021 era stato posto all’interno del parco un “Liriodendro” o “Albero dei tulipani”, pianta d’alto fusto che raggiunge un’età di circa 400 anni, al fine di “coltivare i valori della memoria e del ricordo”. Il Questore di Pordenone ha deposto un omaggio floreale alla targa commemorativa in ricordo dell’ex Questore di Fiume, alla presenza del Prefetto e del Sindaco, delle autorità politiche, dei Comandanti provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco e della Polizia Penitenziaria, del Comandante della Polizia Locale, dei Dirigenti della Questura e delle specialità, del presidente dell’Anps e dei rappresentanti del mondo della cultura della città. Successivamente il Monsignore Roberto Laurita, della Parrocchia San Giorgio di Pordenone, Diocesi di Concordia-Pordenone ha impartito la benedizione.

Giovanni Palatucci era nato a Montella (AV) il 31 maggio 1909 e all’indomani della promulgazione delle “leggi razziali” del 1938 era in servizio presso l’Ufficio Stranieri della Questura di Fiume, dove, divenendo altresì “Reggente” della Questura stessa, salvò la vita a migliaia di ebrei e persone perseguitate, fornendo loro documenti falsi e favorendone l’invio ad un “campo di raccolta” in provincia di Salerno, dove era Vescovo lo zio Giuseppe Maria Palatucci, che li prese sotto la propria protezione. Il precipitare degli eventi, dopo l’8 settembre 1943, fece sì che Palatucci rimanesse solo a reggere la Questura di Fiume ed un anno dopo fu arrestato dalla Gestapo e condannato a morte, pena commutata nel carcere a vita. Fu quindi internato nel campo di concentramento di Dachau, dove morì il 10 febbraio 1945, all’età neanche di 36 anni. Per le sue “opere di bene”, nel 1990 è stato proclamato “Giusto tra le Nazioni” e nel 2004, al termine del processo di canonizzazione, è stato proclamato “Servo di Dio”.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-02-2024 alle 16:51 sul giornale del 12 febbraio 2024 - 6 letture






qrcode